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venerdì 6 aprile 2018

intervista ad Aleksandr Dugin

  

di: Eduardo Zarelli

Aleksandr Gel’evič Dugin (Mosca, 7 gennaio 1962) è un celebre politologo e filosofo russo vicino alle posizioni dottrinarie del mondo della Tradizione.

1. Il concetto del “Dasein” (esserci) di Martin Heidegger è un significativo ancoraggio della sua riflessione sulla concretezza antropologico-esistenziale della condizione umana, tra Terra e Mondo. Ritiene il suo pensiero una geofilosofia?


Io considero Martin Heidegger come il più grande filosofo. Ma esiste una sua parte esplicita, nei suoi scritti, ed una sua implicita. Egli fu in grado di sviluppare una base filosofica per molte differenti applicazioni del suo pensiero che egli stesso non specificò. In tal maniera io ho trovato in Heidegger molti principi di filosofia politica che, però, sono approcciabili solamente se siamo in grado di cogliere alcune allusioni, correzioni, precisazioni che possiamo dedurre dal contesto generale della sua opera filosofica. Tutto ciò non ha quasi nulla a che vedere con il suo personale coinvolgimento politico. E’ qualcosa di più profondo. In tal maniera, essendo a qualsiasi grado dei seguaci della Terza Teoria Politica egli ha posto le condizioni per la fondazione di una Quarta Teoria Politica e Metapolitica. Ciò valga anche per la geofilosofia. Sul piano esplicito egli non ha mai sviluppato nulla in merito ma se consideriamo il significato pieno del Da nel concetto di Da-sein, siamo in grado di scoprire la dimensione fondamentale della cosiddetta geografia, o anche del concetto di ambiente, dei mezzi per comprendere qualcosa di esistenziale. Io lo chiamo orizzonte esistenziale.

Aleksandr Dugin

Altro punto: Heidegger stesso era convinto del carattere universale del Dasein pur essendo etnocentrico come molte persone intellettualmente dotate (ma anche come altre persone molto meno dotate intellettualmente, gli Occidentali non fanno eccezione), giusto in quanto il nostro modo di pensare è legato alla lingua, alla cultura, alla storia in senso di Seynsegeschichte. Il sistema Heideggeriano di Dasein come qualcosa di “universale” significa sempre il Dasein Occidental-Europeo – in primo luogo Greco e Germanico sopra tutto; ciò corrisponde, nella sua visione, all’inizio ed alla fine del Pensiero filosofico. In tal modo se accettiamo il carattere esistenziale di un luogo (DA) ed il suo legame ontologico con la cultura e la lingua allora notiamo che ciascun DA (situazione, allocazione, radicamento territoriale, geografico o culturale ) presenta differenti relazioni con l’Essere (Sein) proprio a causa di fattori come la lingua e la cultura. Sicché noi riceveremo la percezione di avere a che fare con differenti Daseins in corrispondenza con un diverso complesso di “die Existentialen” (realtà esistenziali ndr) .

La relazione con il concetto di Morte (addivenire ad uno stato di Morte) e del concetto di avere cura di sé (Sorge ) sono variabili in ragione dei differenti luoghi intesi anche come dei diversi orizzonti esistenziali. Da lì iniziano le teorie su moltitudini di Daseins che sono il nocciolo della filosofia multipolare e della geofilosofia che ne costituisce il basamento ontologico (lo chiamerei fondamento ontologico ). Ho avuto modo di parlare una volta con un discepolo diretto di Heidegger, il prof. Von Herrmann. Egli ci ha detto che Heidegger avrebbe dissentito con una simile interpretazione del Dasein.

Ma tuttavia nella mia visione della sua filosofia e nella mia interpretazione della sua fenomenologia in specifico (che era parimenti Eurocentrica – usando termini “a la Husserl” diremmo “relativa all’umanità europea”- con una espressione molto indovinata!) noi potremmo allargare la comprensione del Dasein anche proseguendo a riconoscere la differenza antropologica delle culture insistendo non solamente sul termine “cultura” (come giustamente suggerisce il moderno antropologo brasiliano Viveiros de Castro) ma anche teorizzando diverse interpretazioni della medesima realtà (multinaturalismo).

Essere nel Mondo come caratteristiche esistenziali del Dasein pone le basi per concepire diversi Mondi, se teniamo fermo il pensiero di avere una moltitudine di Daseins. Ed è proprio partendo da Heidegger e rimanendo assolutamente in debito con il suo pensiero che io ho deciso di applicare le sue idee in ordine a dei reami che egli decise di evitare o marginalizzare o che, esplicitamente, volle addirittura negare. Forse il mio studio di Heidegger è un po’ eterodosso ma con un così grande, grande e grande pensatore l’ortodossia è qualcosa di dubbioso, di insignificante ed alla fine della fiera di impossibile.


2. Il processo di civilizzazione comporta una crescente e drammatica separazione tra natura e cultura. Quale è la sua interpretazione della tecnica al cospetto della sostenibilità ecologica?

La Tecnica è metafisica in sé stessa. Non c’è nulla di tecnico nella tecnica. Essa inizia con una radicale linea di separazione tra I due reami dell’essere -cultura e natura- finendo con ucciderli entrambi (nessuna natura e cultura sono più presenti, almeno fino ad adesso). L’unica tecnica accettabile è la tecnica filosofica: il Logos, ma solo quando esso sia pienamente in stato di coscienza delle sue radici esistenziali, restando il Logos fondamentalmente basato sulla ontologia. Io non credo alla natura senza cultura e viceversa. La Cultura è naturale e la Natura è culturale. Soggetto ed Oggetto sono due lati dello stesso Essere nel Mondo e la tecnica è l’artificioso e suicida insulto nei confronti della sua unità esistenziale. Dovremmo saper rivisitare il principale concetto filosofico che ha posto gli ecologisti nell’errore purchè lo siano allo stesso modo dei tecnocrati.






3. La dismisura è il segno distintivo del processo di accumulazione e dissipazione della società dei consumi e della occidentalizzazione del Mondo. Quale è la sua riflessione sulla “misura” e il senso del “limite”?

E’ la sostanza del problema. I Greci la chiamarono ὕβρις cioè la forma essenziale del titanismo. Il Paradiso è la misura – in termini di spazio, tempo, essere. Quando noi perdiamo il Paradiso noi perdiamo la misura. Ernst Junger giustamente ha descritto il mondo della Modernità come il regno del Titano, della «dismisura» (ndr, in italiano come scritto dall’autore), della ὕβρις. La Tecnica in sé è già ὕβρις in quanto tende ad accumulare e quindi a rompere l’equilibrio. Marcel Mauss nel suo testo intitolato Economia come dono ha chiarito l’importanza della cerimonia del Potlach (Ndr, usanza dei nativi nordamericani), quindi della distruzione di tutto il prodotto superfluo in una sorta di rito orgiastico sacrale. Il titanismo è l’abdicazione e l’oblio di questa pratica sacrificale ed in ciò resta l’origine del capitalismo e della Modernità. Se noi vogliamo sempre di più e più ancora si verifica la dismisura e ciò stesso costituisce un abuso che noi pagheremo sempre peggio finendo in una condizione di oscurità e di illusione. Una volta che ciò si paleserà come una catastrofe si manifesteranno guerre ed annichilimento conseguente di ciò che abbiamo accumulato come superfluo.

Il Capitalismo è titanico e smisurato. Esso è la rivolta della Terra contro il Paradiso. Ma una volta che il Paradiso reagisce gli Dei restaurano la misura uccidendo Titani e Giganti. Questa è la Rivoluzione Conservatrice ed il ritorno alla Misura con la punizione delle potenze ctonie ribelli.


4. Ritiene che la distinzione tra universale e universalismo possa cogliere la differenza tra il pluralismo culturale e l’assimilazione occidentale?

La vera universalità è apofatica allo stesso modo dell’Uno di Platone, di Parmenide e dei Neoplatonici. In tal modo noi possiamo approcciare al concetto di universalità solo in quanto tangenti ad esso.La vera universalità non è la distruzione del particolare, dell’etnico, del nazionale, del religioso o del culturalmente delimitato, ma la piena realizzazione dell’essenza di tutte queste caratteristiche. L’uomo etnico è la strada per giungere all’uomo universale, la realizzazione dell’autentica esistenza del Dasein concreto ci porta a toccare la possibilità mai sperimentata fino in fondo del Dasein universale.

Per questo il moderno universalismo è assolutamente sbagliato. Esso divide I popoli in monadì atomizzate ed individualistiche e ciò non porterà mai al concetto di universale, anzi ne contribuisce all’allontanamento. Cercare di arrivare a immaginare, senza alcun tipo di concetto collettivo (etnico, culturale, religioso e così via) un uomo universale ci conduce solo alla macchina, distruggendo tutto ciò che rimane di umano in noi. In tal modo l’universalismo liberale diventa addirittura più particolaristico del particolarismo naturale delle differenti culture e popolazioni. Attraverso i popoli noi scopriamo la simbolica universalità che ci tocca disvelare, interpretare. Il popolo è la via per l’Uomo; l’individuo è qualcosa che si rende eguale a sé stesso ed in via finale esso diventa assolutamente un essere senza significato deprivato della propria lingua e cultura, un essere trasformato in una macchina. In tal guisa possiamo affermare che l’assimilazionismo è positivo solo quando esista una proposta sul cosa noi desiderassimo di creare qualora si parlasse di un progetto di identità collettiva in cui farsi assimilare. Il moderno progetto di assimilazionismo occidentale è, all’opposto, un invito all’assoluta solitudine, integrandosi in una specie di massa informe di singoli.






5. La sua teorizzazione della “quarta teoria politica” parte dall’assunto della dissoluzione delle grandi narrazioni ideologiche moderne, compreso il liberalismo che apparentemente sembrerebbe incontrastato “pensiero unico” della contemporaneità? In quale senso oggi dobbiamo cogliere l’onnipervasività pratica dell’individualismo utilitaristico della “forma capitale”?

Io penso che il punto più interessante sia il destino del concetto di individuo che si pone alla base del liberalismo, la sua bandiera, il suo soggetto. Si può definire “monade”. La monade individuale è il comune denominatore del moderno capitalismo – il regno delle monadi autonome. Ma il problema è che la monade conserva la sua “monadità” solo venendo supportata dalla pertinenza all’Uno Apofatico. Sicchè la monade è monade solo in quanto enade allo stesso tempo. Ciò significa che essa dovrebbe essere aperta dall’alto. Se chiudiamo la monade (come nel caso del liberal capitalismo) noi non la rendiamo indipendente nè dalla moltitudine dal basso nè dall’enade (unità apofatica – universalità reale) dall’alto. E’ una illusione liberale. Nel momento in cui affermiamo la monade contro l’Unità integrativa, allo stesso modo ne distruggiamo la monadicità della medesima monade aprendo la strada ad una sottintesa molteplicità. In tal modo l’individuo diventa dividuo precisamente nel momento in cui si afferma come individuo e nulla più. IL Nulla significa in tal caso Uno apofatico (enade). In tal guisa noi stiamo vivendo in un mondo dove le monadi si autodissolvono. E’ un “mileu” quasi naturale per la nostra esistenza. Stiamo vivendo nella dissoluzione, nella società liquida e questa liquidità del capitale rappresenza il nuovo nomadismo e lo spezzettamento della personalità in legami organizzati di qualsiasi tipo.

Non c’è più il soggetto. L’individuo (nei fatti un dividuo) diventa sempre più oggettivizzato, frammentario e dissipato. Sicché manca il vecchio buon utilitarismo in quanto è assente l’individuo umano. Stiamo diventando sempre più post-umani e prima di essere rimpiazzati da intelligenze artificiali dovremmo essere trasformati in robot. Nel qual caso non avremmo neppure in nota l’ultima trasformazione. Il pensiero unico non è più umano, è un tipo di programma da computer destinato manco più a degli utilizzatori ma ai relativi algoritmi. Non siamo più noi gli utilizzatori, non illudiamoci: siamo usati ed abusati dal Sistema ed il Liberalismo diventa ogni giorno sempre più totalitario. Io lo definisco il Terzo Totalitalismo.


6. Albert Einstein affermava: «Non si può risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che lo ha creato». Non può essere un’ideologia quindi, bensì un modo dinamico di pensare e confrontarsi con una transizione epocale. Quali caratteristiche deve avere una forma mentis adeguata al confronto tra principi e relativismo dominante? Un mutamento di “paradigma”?


Esattamente. Il tipo di pensiero che previene la soluzione alle sfide della Modenità e della Post-Modernità – più che una corretta formulazione di dette sfide- è propriamente nelle tre teorie politiche. Nulla si può correttamente risolvere e formulare quando si rimane sulle posizioni del liberalismo, del marxismo e del nazionalismo . Il problema non è nella Modernità, il problema è la Modernità medesima. La Post-Modernità annuciava di aver superato il problema ma in realtà ha fallito drasticamente proprio sulla base della conservazione dello stesso pathos liberazionista, immanentista, titanico e progressista della Modernità, del suo spirito Illuministico. La Post- Modernità volle solo incrementare la Modernità, renderla più moderna, sicchè ritengo che ci sia bisogno di un cambio radicale di paradigma.
In primo luogo abbiamo bisogno di accettare l’idea che esista o che sia anche lontanamente teorizzabile un qualcosa che sia assolutamente estraneo alla Modernità. La Modernità è assolutamente sbagliata. Tutti I suoi assoluti, valori, ideali, verità, conoscenze convenzionali da essa adottate e così via, tutto ciò dovrebbe essere messo a margine. Non dovremmo combattere questi elementi, semplicemente dovremmo distanziarci da essi mettendo tra noi e quelli tutta la distanza possibile di cui la Post-Modernità ci rende capaci.
Io penso che il tradizionalismo di Guenon ed Evola siano eccellenti esempi di cosa si stia parlando. Essi sono molto più post-moderni che qualsiasi altro filosofo ultra-radicale tipo Deleuze. Deleuze è totalmente programmato dallo spirito della Modernità, il suo è un algoritmo. Così un cambio di paradigma dovrebbe essere veramente radicale; più radicale di quanto I supposti radicali possano immaginare.



 Ovunque in Europa le forze nazionaliste e patriottiche aumentano di numero e di consenso,  quando serreremo i ranghi di tutta Europa il nemico interno che risponde alle direttive  del nemico invasore dei nostri popoli, dovra cominciare a tremare, perchè la sua fine sta arrivando, e questa volta chiuderemo la partita per sempre.
In foto nazionalisti ungheresi.



 nazionalisti di alba dorata






7. Oltrepassare la modernità significa criticare la società aperta senza una regressione autoritaria. Quali caratteristiche sociali può avere un comunitarismo partecipativo e volontaristico che abbini libertà e obblighi politici?
 
Oltrepassare la Modernità non è facile, ogni alternativa rischia di essere impregnata di alcuni pregiudizi moderni. Abbiamo bisogno di non temere nulla, incluso il regresso, l’autoritarismo e così via. Noi ci vergognamo di questi fenomeni perché risentiamo della mentalità moderna. Io apprezzo il comunitarismo, in sé possiede qualcosa di premoderno in quanto comunità organica di persone che vivono relazioni personalizzate con la natura e con I propri simili. Ma non dovremmo escludere un immaginario imperiale basato sulle gerarchie e sulla sacralità. Noi abbiamo bisogno di restaurare tutte e tre le funzioni originarie tradizionali quali il Sacerdote, il Guerriero ed il Contadino. L’economia è il campo del contadino, in tal modo la comunità rurale e dei piccoli artigiani sono la base dell’aspetto materiale della società. Ma al di fuori della Modernità tale aspetto materiale dovrebbe occupare l’ultimo posto di ciò che interessa. La base reale della società dovrebbe essere il Paradiso, la vita spirituale, I valori sacralizzati. La Terra dovrebbe essere, una volta ancora, conquistata dal Paradiso perché I Sacerdoti ed I Guerrieri recuperino le loro posizioni essenziali. Abbiamo, in tal modo, bisogno di invertire il processo della Modernità che iniziò con il posizionare, all’opposto, il materiale al di sopra dello spirituale, la Terra sopra il Paradiso.


8. Se Ortega y Gasset, con “La ribellione delle masse”, aveva colto il culmine novecentesco di una modernità priva di tipi sociali capaci di indirizzare il destino degli eventi storici, Cristopher Lasch, con “La ribellione delle élite”, ha illustrato come le classi dirigenti postmoderne riflettano le principali caratteristiche indistinte della massa. Quale ruolo ha il “politico” nella sua teorizzazione filosofica?

Il Politico è parte del Filosofico, non possono essere separati. Ogni pensiero filosofico ha una dimensione politica, ogni azione politica si innesta nei reami della filosofia ma il Politico è espressione non l’origine del Filosofico. Così noi abbiamo bisogno di vedere la sua unità ontologica con una gerarchia implicita. Ogni concetto politico non è altro che uno strumento nella mano di un filosofo ma la politica sta sulla linea del fronte mentre il filosofo rimane nell’ombra.


9. Si riconosce in una lettura geopolitica multilaterale delle relazioni internazionali? Quale rapporto continentale coglie tra la Russia e l’Europa?

Ho scritto molti libri in merito e non mi è possibile ripeterne tutto il contenuto in poche parole. Il Multipolarismo è la conseguenza della mia comprensione della pluralità dei Daseins. La Russia dovrebbe diventare un polo indipendente del mondo multipolare, L’Europa dovrebbe diventare un altro polo. Noi possediamo due Dasein differenti e dobbiamo rispettare queste differenze. Forse esiste una Terza Europa (Europa Orientale) per via dei particolari caratteri delle peculiarità est-europee e dei relativi Logos. Attualmente sto lavorando ad un’opera tra 19 e 20 volumi che costituirà la mia creazione principale: Noomahia, dedicata specialmente all’Europa Orientale. Ma in generale io considero Europa e lo spazio Russia- Eurasia come due civilizzazioni separate con molti caratteri comuni ma anche molte differenze. Il dialogo di entrambe può essere molto utile per entrambi noi … ma dovrebbe essere il dialogo tra un’Europa Europea ed una Russia Russa.


10. La fisica e la filosofia contemporanee hanno rivalutato l’idea del Caos, riferita non a un qualunque e informe disordine, ma ai sistemi complessi, alle equazioni con più risultati aperti, i quali, in realtà, costituiscono un ordine più complesso, difficile da afferrare nell’esperienza naturale, eppure esistente. Nutre un visione pessimistica sulla decadenza della civiltà o ritiene la storia aperta e non determinata? La ringrazio per il tempo che ci ha riservato.

Il concetto di Chaos è molto profondo e richiede una lettura completa. Lo sto studiando nelle antiche culture e nelle sue interpretazioni contemporanee. Chaos è lo stato di un mondo che precede l’Ordine. Questo è essenziale. Questo Chaos è la possibilità di una nuova creazione. I moderni comprendono la parola Chaos con la confusione che segue la distruzione di un ordine. E’, infatti, il caso del Chaos nel senso attuale. Non è il chaotico nel senso Greco, è un Chaos morto, che non ha vita in sé, in nessun modo. Io sono pessimista sullo status quo. Se le cose proseguono lungo la stessa strada che stanno seguendo adesso ciò porterà alla totale distruzione dell’umanità. Forse ce lo meritiamo. Più noi progrediamo più siamo condannati. Ma prima di essere totalmente rimpiazzati dall’Intelligenza Artificiale che I globalisti ed I progressisti vogliono applicare noi possiamo decidere altrimenti. L’unica cosa che ci distingue dalle macchine (ma già noi siamo macchine in qualche modo dal momento in cui accettiamo il Sistema per come è) è la capacità di decidere. L’unica decisione che si configura come una reale Decisione è scegliere tra l’Esistere ed il Non esistere autenticamente. Cosa noi scegliamo: tra il Sè del Dasein e l’Uomo dell’Intelligenza Artificiale.





Ora abbiamo l’ultima possibilità di scegliere differentemente. Per cui, si, io credo nella storia come un percorso aperto. Ma questa chance ci sarà data prima che noi si perda la possibilità di morire perchè l’essenza del Dasein è di continuare ad essere di fronte alla Morte. Il progetto sull’immortalità (post-umanismo) e quello sull’Intelligenza Artificiale sono entrambi vie per deprivarci del nostro Dasein. Non abbiamo altro da perdere che il nostro Dasein, tutto il resto è già perduto.

Intervista a cura di Eduardo Zarelli

(traduzione dall’inglese a cura di Stefano Codari)


Fonte articolo 

17 commenti:

  1. Senza dubbio un buon prof. di filosofia, tuttavia mi riconosco ad altri grandi come  Friedrich Wilhelm Nietzsche o lo svizzero psicoanalista, antropologo e filosofo Carl Gustav Jung una delle principali figure intellettuali in contrapposizione al Freud S. astrattivo ebreo dai soli istinti naturali il quale volse le spalle alla filosofia e soprattutto alla spiritualità . Jung, difinisce il Logos come un bisogno di completezza,  per dare il meglio di un individuo e permettergli di vivere una vita piena che sviluppi tutte le sue potenzialità. Un individuo che esprime le sue potenzialità esprime anche la sua spiritualità, si avvicina alla verità, al divino, all essenzialità...  La saggezza antica ci suggerisce che attraverso il tópos che oggi conosciamo e chiamiamo psyché, non può essere considerato come una cosa del mondo e quindi indagato con lo strumento delle scienze naturali, perché non ha confini, è infinito, un ente in continuo movimento e cambiamento di accrescimento e mutamento. Questo significa che quando cerchiamo di spiegarlo e circoscriverlo, nell’atto di inquadrarlo ci rendiamo conto che è già cambiato dal concetto di una scienza senza coscienza poiché condizionata alla visione distruttiva del tiranno al potere. Perciò il concetto di “Dasein” (esserci) adesso ora in questo preciso istante mi piace, poiché è AZIONE o REAZIONE alla merda che ci propinano! Non siete ancora stanchi di farvi annichilire? rimettete in moto questi involucri è tempo di agire nel giusto.

    Abraxas

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  2. K ! Ci si rincontra !
    Abraxas ! In poche parole n trattato di Filosofia e di Scienza. Grazie !

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  3. Jetzt und da sein, esserci qui ed ora, la ricetta di qualsiasi scuola iniziatica da sempre per il risveglio e lo sviluppo del potenziale umano

    jj

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  4. abraxas Jung era ancora più astratto di Freud, imbrogliando di più le carte in tavola.

    ciri

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    1. Le carte? ma perché pensi che sia un gioco da tavola briscola o tressette è questo che senti ciri? Prima di giocare non mischi le carte o preferisci essere servito? Sei libero al giudizio ma non più tanto libero di pensare e dire la tua riguardo al post,se poi ti piace solo sbirciare e affar tuo ma non passare da luminare sapientone con due parole alla critica senza nemmeno "approfondire",finiresti per compiacere solo il tuo ego.

      Abraxas

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    2. Quoto abraxas. Il lavoro di Jung è stato profondo ed ha prodotto epigoni di rilievo come assagioli e la sua psicosintesi, in sostanza si è iniziato a studiare la componente psicologica non in quanto lato patologico al contrario si è iniziato a studiare la capacità innata in alcuni di "autorealizzazione" nonostante le prove della vita. Si sono iniziati a capire i meccanismi sani della psiche e la sua capacità di autoguarigione e di resistenza allo stress. Da qui in poi su binari paralleli i processi di formazione del pensiero e la PNL, più avanti si è cercato di schematizzare un tipo di psicologia che permettesse al tipo di pensiero occidentale di preparare il terreno adatto allo sviluppo spirituale ed afacilitare i processi di risveglio. La preparazione esoterica di Jung, la sua apertura mentale, la sua creatività e indipendenza hanno creato la base fondamentale che collega i miti le conoscenze ancestrali agli archetipi al più profondo simbolismo coniugandola con la sensibilità dell'uomo moderno così da permettere di riagganciare se stesso con la tradizione. Quindi liquidare la sua figura con leggerezza è quantomeno ingeneroso.

      jj

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    3. Tra gli altri meriti di Jung , l' aver fatto scoprire Nag Hammadi, chiamato anche Jung Codex, quello che rimane e che è riuscito a pervenire a noi , gli altri hanno provveduto a farli sparire. E che possono raccontarci scampoli in merito alle vere origini delle religioni.

      Mark

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  5. Dugin e' senz'altro un pensatore interessante , ha una fama nei nostri media come consigliere occulto di Putin , ma non e' chiaro quanto sia vicino all' amministrazione Putin, conduttore di programmi anche di cospirazione sulle tv russe . Alcune sue uscite lasciano perplessi come quando disse in un'intervista che i Salafiti possono rientrare in un'intesa eurasiatica. Forse siccome la cultura russa come lui stesso dice e' distante dalla nostra , dobbiamo rivolgerci a pensatori che sappiano proporre una visione europea.
    Certo il capitalismo dopo la finta contrapposizione di Guerra Fredda e' passato al Globalismo utilizzando la Cina come nuovo motore della sua macchina infernale . Si deve partire sul piano delle idee a minare i fondamenti ideologici e filosofici che giustificano e assolvono tutto questo. A cominciare dalle officine sataniche Calviniste del massimo profitto e dominio degli avidi , non a caso in Svizzera sacro recinto del dio Mammona- denaro. Se non si immagina un 'alternativa , allora si andra' inevitabilmente nei risvolti che la previsione pessimista di Dugin indica,
    La massima concentrazione di potere e ricchezza in poche mani continuerà a sfruttare l' ambiente , a inquinare , desertificare , far sì che sia più conveniente dare l' elemosina del reddito di cittadinanza anziché permettere che l' economia riparta. Ma attenzione non e' che ritornando indietro a un mondo pre tecnologico -commerciale che l' uomo riconquista una vita migliore automaticamente , anzi la sfida e' nel far sì che ognuno abbia le possibilità di affinare le competenze per le quali e' incline. Se la tecnologia diminuisce la fatica e il tempo impiegato dall' uomo nel procurarsi le risorse per il sostentamento ben venga. Le risposte vanno pensate per il mondo attuale e le sue domande , far sì che l'uomo abbia il tempo per sviluppare la vera ricchezza , non il denaro, ma il suo pensiero e non nelle panacee proposte dal sistema nel momento in cui sono funzionali ad incatenare l’uomo ad un quadro che disconosce l’autentica natura umana.
    Tenerci impegnati alla catena della macchina , costruire un immaginario di carenza e privazioni , mantenerci in uno stato in cui non si ha il tempo e i mezzi per accrescere il proprio pensiero; fare il contrario della loro regressione basata sulla violenza ma evoluzione , verso il progresso , orientato all' armonia. Dare un nuovo senso alle parole rispetto a quello che ci hanno inculcato.

    Mark

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    1. Bravo Mark! Sottoscrivo!

      Corvo Busunda

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  6. Perfetto Mark, il divario fra fecnologia e livello spirituale della società è la questione centrale e lo e sempre stata. L'islam nacque proprio per questo è pochi anni dopo il suo avvento provvedette a distruggere l'accademia di gondishapur e disperdere quanto prodotto, i responsabili di questa Accademia erano i soliti noti. Finché la chiave di lettura della tecnologia come hai ben scritto non sarà la liberazione dall'inutile fatica e perdita di tempo, unica vera ricchezza di questo mondo destinata a finire sempre per tutti o quasi, ogni scoperta sarà destinata a stringere le catene anziché liberarci. Finché ognuno non sarà autonomo, cioe legge a se stesso, vi sarà la Matrix con le sue regole e il suo sistema giudiziario, fino a quando essa produrrà idioti pavidi vigliacchi ed egoisti non cambierà nulla. Il tempo degli eroi sta arrivando a piè sospinto e temo sia l'ultima occasione. Ora siamo esattamente messi come nel periodo della distruzione di Atlantide, ma siamo di più e con più esperienze. L'effetto della centesima scimmia più facile ad attivarsi, "loro" lo sanno e stanno impazzendo per questo, benché sappiano di noi più di noi stessi siamo ancora troppi per loro.
    La Russia è talmente complessa che un apertura verso altre religioni è prevedibile, l'Islam moderato non è quella bestia che ci fanno credere, quantomeno non è peggio del cattolicesimo et similia, l'avvicinamento dei due mondi può anche creare un salto in avanti di comprensione di entrambi nel capire quanto le religioni siano state usate per tenerci al giogo. Fermo restando il discorso etno culturale identitario che deve restare il motore costitutivo dell'Europa.

    jj

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  7. Ragazzi, basta cancellare ebrei e razze scure dal mondo e in AUTOMATICO l'Uomo Ariano riporterà il Paradiso in Terra. Non c'è bisogno di teorie e congetture, ve lo assicuro.

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  8. jj il lavoro che porti fu fatto prima da Freud e da altri ancora prima di Jung. se salvate quest'ultimo figuriamoci il primo. ma secondo me c'è troppa distanza tra quello che credete la tradizione e il pensiero di questi soggetti.
    buona serata

    ciri

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  9. a tal propositi vi consiglio di leggere
    IL DIO DEL MALE JAHVEH,E LA CREAZIONE DELLE RELIGIONI

    sempre dell'autore del blog.
    grazie

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  10. Ciao ciri, non so perche' ce l'hai con Jung....ti posso assicurare, da ex del campo, che ha fatto piu' guasti l'ebreo Freud di chiunque e non ci sono prove di manipolazione ne' evidenza di false psicoterapie in Jung....cmq era pur sempre uno psichiatra ed io nutro un certo sospetto verso costoro...parere personale. Lucio Astarti

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  11. Felice di rivederti Lucio.

    jj

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  12. Con questa cosa esclusiva degli ebrei avete un po' rotto. Ma avete letto jung? O ci piace la robetta ad opera di altri esaltati sul web?
    Era più ebreo di Freud... E ce ne vuole. Ripeto, senza le basi che stanno nell'articolo che ho menzionato sopra sempre di white wolf non si va da nessuna parte.

    Ciri

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